Come i Brand si preparano alla AI SEO
Viviamo in un’epoca in cui la ricerca basata sull’intelligenza artificiale sta diventando predominante e i professionisti del marketing iniziano a interrogarsi seriamente sul futuro della SEO.
Con il calo del traffico organico dovuto all’aumento delle risposte “zero-click” nei risultati di ricerca, il tema centrale è come adattarsi a questa nuova era. In questo articolo, esploreremo come i brand si stanno preparando all’AI per la SEO.
Le aziende sono preoccupate per il futuro della SEO
Secondo una ricerca di Smarty Marketing, il 90% delle imprese nutre timori circa il futuro della SEO e della propria visibilità online.
Nello specifico, le tre principali preoccupazioni citate dalle aziende includono:
- L’impossibilità di essere trovati online
- La scomparsa definitiva dai risultati organici
- Calo del traffico e difficoltà nel tracciare l’attribuzione delle conversioni.
Le preoccupazioni dei marketer nell’era dell’AI SEO
Sebbene gli esperti di marketing vogliano iniziare ad affrontare queste sfide per i propri datori di lavoro o per dei clienti, molti non si sentono ancora preparati all’evoluzione della SEO.
Stando ai dati di un sondaggio dell’agenzia Centerfield (condivisi in esclusiva con Search Engine Land), il 93% dei marketer dichiara di riscontrare barriere nell’implementazione della GEO (Generative Engine Optimization).
I dati evidenziano una discrepanza tra necessità e risorse:
- Il 63% dei marketer afferma che la propria azienda non sta investendo tempo, budget o personale nella GEO.
- In media, solo il 9% delle risorse di marketing è attualmente destinato all’analisi e all’attuazione di queste nuove strategie AI SEO.
- Solo il 33% degli intervistati dichiara di possedere una buona o approfondita conoscenza della GEO.
Tuttavia, c’è una nota positiva: il 41% prevede che la propria azienda dedicherà più risorse alla GEO entro il prossimo anno.
Questo dato è coerente con lo studio di Smarty Marketing, secondo cui circa il 61% delle aziende prevede di aumentare il budget SEO proprio a causa dell’IA. Al contrario, il 35% non prevede alcun cambiamento negli investimenti.
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La SEO tradizionale conta ancora
Aggiornare le competenze del team e investire risorse per comprendere l’impatto dell’IA sulla SEO è una mossa lungimirante.
Quando si realizza che fare SEO nell’era dell’IA significa spesso applicare le stesse “best practice” ma in modi nuovi, le preoccupazioni diminuiscono.
Inoltre, è fondamentale comprendere l’impatto della presenza nelle AI Overviews rispetto ai classici “link blu”.
Una ricerca pubblicata da Adam Gruse su Search Engine Land ha rilevato che posizionarsi primi in una AI Overview equivale, in termini di clic, a circa la sesta posizione nei risultati organici tradizionali.
Come sottolineato da Gruse, posizionarsi nelle AI Overviews è tutt’altro che la ‘soluzione definitiva’ che molti immaginano: i primi tre link blu continuano infatti a garantire le performance migliori.
Per questo motivo, il consiglio è di ottimizzare per le AI Overviews, senza però sopravvalutarle. Proteggere le posizioni di valore nei risultati organici tradizionali rimane prioritario.
Al contempo, le AI Overviews rappresentano un’ulteriore opportunità di visibilità, anche senza il clic diretto.
La ricerca di Smarty Marketing citata in precedenza conferma questa tendenza: circa il 76% degli intervistati preferisce che il proprio brand sia incluso nella risposta dell’IA come soluzione consigliata, anche se ciò non genera un clic immediato.
Solo il 14,29% è interessato esclusivamente alla citazione come fonte per generare traffico.
AI Branding per costruire autorità e rilevanza
In questo scenario, la classica ottimizzazione tecnica deve essere completata da una strategia di AI Branding. Poiché i motori di ricerca si evolvono in “Answer Engines”, l’intelligenza artificiale agisce come un sintetizzatore che ricostruisce l’identità di un’azienda partendo dai segnali distribuiti in rete.
Presidiare la narrazione del brand attraverso la AI SEO significa assicurarsi che i modelli linguistici (LLM) identifichino il marchio come la fonte primaria e preferenziale per i suoi specifici ambiti di competenza.
Non si tratta solo di essere presenti, ma di essere “citabili” come riferimento autorevole per i valori, la mission, i prodotti o i servizi che distinguono l’azienda.
Solo governando attivamente questa narrazione è possibile istruire l’algoritmo affinché restituisca una risposta coerente e prioritaria, evitando che l’IA attinga a informazioni frammentate o dia risalto ai competitor.
Il framework di Bruce Clay Europe per l’AI Branding
Per rispondere a questa complessità, abbiamo sviluppato un framework metodologico volto a consolidare la presenza dei brand all’interno degli ecosistemi AI.
Il nostro metodo si focalizza su tre aree chiave:
- Valutazione dell’AI Readiness e della Presenza Digitale: analizziamo il grado di preparazione degli asset digitali del brand rispetto ai modelli generativi. Verifichiamo la coerenza tra la narrativa ufficiale e la percezione dell’IA, assicurandoci che il marchio emerga correttamente nelle interrogazioni degli utenti.
- Costruzione della presenza online: lavoriamo per rafforzare l’autorità del brand su topic specifici, strutturando i contenuti affinché diventino segnali inequivocabili che i sistemi di risposta possono processare e citare come fonti.
- Roadmap strategica: definiamo un percorso di lungo periodo per difendere l’identità digitale del marchio. Monitoriamo costantemente l’evoluzione dei modelli di linguaggio per garantire che il brand mantenga la propria leadership e visibilità nelle risposte dell’intelligenza artificiale.
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Conclusioni
I brand devono assolutamente investire nella comprensione delle nuove dinamiche della SEO.
Con le AI Overviews che dominano la parte superiore della SERP e un numero crescente di utenti che consumano risposte senza cliccare sul sito, capire come e perché essere inclusi in queste risposte è vitale.
Tuttavia, questo è solo un tassello del mosaico. I link blu rimangono fondamentali per ottenere risultati e la SERP offre numerose altre opportunità di visibilità.
In questa nuova era, le aziende dovrebbero puntare alla dominanza totale della SERP: l’obiettivo è essere visibili in ogni sezione possibile per le query strategiche.
In Bruce Clay, chiamiamo questo approccio Search Visibility Framework.
Invece di temere la ricerca guidata dall’IA, consideratela come un pezzo fondamentale del puzzle per far emergere il vostro brand nei momenti che contano davvero.
FAQ: Come integrare gli strumenti AI nella strategia SEO per migliorare i risultati?
L’integrazione di tool basati su IA può aumentare drasticamente l’efficienza dei tuoi processi SEO.
Ecco come procedere:
- Identifica gli obiettivi: Inizia definendo i task specifici (es. ricerca keyword, ottimizzazione contenuti o analisi tecnica).
- Seleziona gli strumenti giusti: Scegli tool che si allineino ai tuoi obiettivi e che offrano funzionalità avanzate di analisi semantica e ottimizzazione tecnica.
- Formazione costante: È fondamentale che il team sappia come dialogare con l’IA e interpretarne i dati. Promuovi una comunicazione aperta per migliorare continuamente l’integrazione tecnologica.
- Valutazione dei risultati: Monitora regolarmente le performance dei tool di IA. Resta aggiornato sulle nuove funzionalità e non aver paura di sperimentare nuovi strumenti per trovare il mix perfetto per la tua strategia.
Un approccio flessibile è l’unica via per restare competitivi nel dinamico mondo della ricerca moderna.
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